Il manifesto dei meteorologi italiani

Già da qualche tempo c’era fermento tra i meteorologi che lavorano per i vari Enti Istituzionali in Italia. Alcuni di loro hanno cominciato a scambiarsi opinioni tramite una mailing list, a condividere il bisogno di vedere riconosciuta la propria professionalità, di marcare le distanze rispetto a un mercato selvaggio fatto di allarmismi e scoop. Nasce così, dopo settimane di riflessioni e discussioni, il manifesto in sette punti “Io sono un meteorologo”. Quella pubblicata è la versione 17.0, e già da questo si intuisce la fatica e l’impegno per definirsi, darsi delle regole, trovare un denominatore comune.

Il manifesto è stato presentato all’Aquila, in occasione dell’undicesima edizione della Scuola Internazionale di Fisica dell’Atmosfera ISSAOS. Nel comunicato che lo accompagna si legge

Il Manifesto nasce dalla annosa mancanza di regolamentazione nel settore della meteorologia, che la legge per il riordino della protezione civile (decreto legge n.59 del 14-05-2012, convertito in legge n. 100 del 12-07-2012) si propone di colmare con la creazione di un Servizio Meteorologico Nazionale Distribuito, una nuova organizzazione ancora da realizzare e rendere operativa. All’interno di questo vuoto, sono proliferati numerosi servizi meteorologici provenienti dal web e che tramite internet hanno raggiunto una notevole popolarità, spesso utilizzando logiche commerciali e linguaggi allarmistici volti allo scoop per la diffusione delle informazioni meteorologiche.

Sono già molti i meteorologi che hanno firmato il Manifesto. Il Prof.Frank Marzano (direttore del Centro di Eccellenza di Telerilevamento e Modellistica numerica per la Previsione di eventi Severi – Università degli Studi dell’Aquila) ha dato il suo sostegno:

“si tratta di un attestato di serietà da parte di chi si impegna quotidianamente per comunicare le previsioni meteorologiche utilizzando gli strumenti più aggiornati ed una esperienza pluriannuale maturata sul territorio. Iniziative come queste, insieme alla costituzione del Servizio Meteorologico Nazionale Distribuito, non vogliono certo limitare il mercato, ma chiarire i ruoli istituzionali a vantaggio della comunità”

Nella sostanza, su alcuni passaggi di questa carta d’intenti sono già state espresse da qualcuno perplessità e prese di distanza. Bene! Un documento che mette d’accordo proprio tutti, di solito è frutto di un’annacquamento delle intenzioni e dell’entusiasmo. Ma la vera rivoluzione è che esiste una comunità di meteorologi italiani che si percepisce come tale, al di là della frammentazione territoriale e amministrativa, e che è pronta a lavorare per un obiettivo comune. Si potrebbe immaginare un Servizio Meteo Nazionale senza questa premessa?

Segnali di vita

Pare che a Roma ci sia finalmente un

gruppo di lavoro costituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento della Protezione civile), incaricato di predisporre uno schema di decreto per l’attuazione del “Servizio Meteorologico Nazionale Distribuito”

Ne dà notizia Arpa Emilia-Romagna.

Oltre ai componenti interni al Dipartimento della Protezione civile, il gruppo di lavoro, coordinato dal Presidente di Ispra Bernardo De Bernardinis, fanno parte del gruppo altri sei componenti esterni al Dipartimento

Aspettiamo.

informazione resiliente

un fiorente movimento tra componenti quali imprese, comunità e amministrazioni per migliorare la propria abilità di rispondere e riprendersi velocemente da eventi catastrofici come i disastri naturali

In una parola, resilienza. Parla di comunicazione resiliente l’interessante articolo di Elena RapisardiPhD candidate al Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino.

La fragilità dei nostri sistemi economici, sociali, urbani è evidente, non solo perché è in atto il cambiamento climatico.
Quindi essere resiliente significa essere in grado di reagire agli eventi perché si è informati, consapevoli e responsabili.
Conoscere il territorio, conoscere i rischi ad esso connessi, sapere cosa fare prima, durante e dopo, essere pronti e coinvolti: questi gli strumenti per ridurre l’impatto di eventi che sono e rimangono naturali, ma che diventano disastri quando colpiscono le vulnerabilità fisiche, sociali economiche e ambientali causate da una errata gestione del territorio. Errata perché lontana dall’idea di sviluppo sostenibile.

Essere pronti significa essere informati. Dunque, la gestione dell’informazione è fondamentale.

Oggi la comunicazione non è più unicamente quella degli uffici stampa, dei comunicati, delle dichiarazioni. Siamo entrati in una nuova era e dobbiamo tutti imparare e prendere le giuste misure con i nuovi media e i nuovi linguaggi della comunicazione. La comunicazione ha subito un’accelerazione. Si stanno superando i limiti di velocità? Sì a volte accade, ma allora cosa bisogna fare?
Bisogna che anche la comunicazione diventi Informazione Resiliente.

Mi fermo qui, e vi invito a leggere l’articolo completo.

SMND: cominciamo dai radar

Dagli Stati Uniti ci arriva il contributo di Michele Galletti, che ha preparato la sua tesi di laurea al servizio meteo regionale di Arpa Emilia-Romagna, e oggi lavora al Brookhaven National Laboratory del Department of Energy.

Precisiamo che qui Michele esprime opinioni personali, non posizioni ufficiali del BNL-DoE.

Se avete un Mac (o iPhone o iPad), scaricate Radarscope, è un’applicazione che trovate sull’Apple Store [disponibile anche per Android, ndr]. Cliccate, e avrete in tempo reale i prodotti della rete radarmeteorologica americana (NEXRAD): riflettività, velocità, riflettività differenziale, coefficiente di correlazione copolare, specific differential phase. Nelle figure un po’ di esempi da ieri sera, quando il Nor’Easter (battezzato Nemo da The Weather Channel) ha spazzato Long Island e il New England.

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Non è un corso di radarmeteorologia, quindi non discutiamo queste immagini. Ciò che è significativo sono due cose:

Uno: la facilità con cui e possibile ottenere immagini (NEXRAD Level 3 radar data), ed imparare, fare diagnosi, informare. Per tutti, semplici cittadini, insegnanti, amanti di sport all’aria aperta.

Due: il concetto, ovvio, che i fenomeni atmosferici se ne fregano dei confini comunali, provinciali e regionali. Anche nazionali ovviamente. Basare le competenze sulle regioni è strutturalmente mortale.
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La dura legge della savana

Ogni mattina un climatologo si sveglia e sa che dovrà azzardare le previsioni del tempo per il weekend, anche se non è il suo mestiere, se vuole andare in tv a parlare dello scioglimento dei ghiacciai scandinavi.

Ogni mattina un biometeorologo si sveglia e sa che dovrà fare le previsioni per i prossimi tre mesi, anche se probabilmente le sbaglierà, se vuole un po’ di visibilità per la sua ricerca sulle anatre canadesi.

Ogni mattina un meteorologo privato si sveglia e sa che dovrà inventare un nome trendy per il buon vecchio polveroso Anticiclone delle Azzorre, se vuole finire sui titoli del giornale e magari farsi intervistare da Giletti o da Cucuzza.

Ogni mattina un chimico che da anni misura l’inquinamento nell’atmosfera sa che dovrà inventarsi l’ennesimo scoop su quanta cocaina ha trovato nel’aria di Milano, se vuole farsi un nome prima della pensione.

Non importa quale razza di scienziato dell’atmosfera tu creda di essere, devi stare sul mercato. Per conquistarti un po’ di visibilità o qualche soldo, impara a improvvisare e azzardare, assecondando il committente e stuzzicando l’audience.

Il frutto avvelenato della sentenza dell’Aquila

La sentenza a sei anni di carcere a 7 dei partecipanti alla riunione della Commissione Grandi rischi del 31 marzo 2009 rischia di pesare come un macigno sulle procedure di comunicazione del rischio e allertamento della popolazione in Italia. Non solo per i terremoti.

Le parole del Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Franco Gabrielli, all’indomani della polemica sulle evacuazioni in Garfagnana:

Il frutto avvelenato di quella vicenda sta nell’atteggiamento che da allora in avanti verrà tenuto e, nel caso dell’ INGV, la preoccupazione che ogni informazione possa essere utilizzata come una sottovalutazione, fa sì che se si deve dire “a” si dice “a+”, si mettono le mani avanti e noi dobbiamo fare i conti con questa situazione. Noi come Dipartimento cosa avremmo dovuto fare? Tenere le informazioni nel cassetto? Noi abbiamo deciso, nell’ottica della più totale trasparenza che abbiamo da sempre adottato, di renderle pubbliche. Se questo è allarmismo, allora andatelo a dire ai sei imputati dell’Aquila

Il punto di vista di Giulio Selvaggi, sismologo INGV:

comunicare il rischio: il caso Garfagnana

Terra insidiosa la Garfagnana. Lo fu già per Ludovico Ariosto, governatore estense in quelle borgate riottose nel XVI secolo

et perché etiam io vado di male in pezo, et certo in pochi dì, per li gran fastidi ch’io ho da questi homini inobedienti, e per lo mal grande io ho, gie lasserò la vita, se Vostra Signoria non mi remove da qua.

Ma cos’è successo in Garfagnana il 31 gennaio 2013? Lo spiega Federica Sgorbissa su Oggiscienza:

su allerta della Protezione Civile i sindaci della zona della Garfagnana, in provincia di Lucca, hanno “consigliato” i cittadini di dormire fuori da casa, per la possibilità che si verificasse una scossa sismica. I consigli sono arrivati un po’ in ogni modo: su internet, via Tweet, persino fisicamente, con persone che giravano di notte nei paesi suonando ai campanelli dei cittadini invitandoli a uscire

Un caso da manuale di comunicazione confusa dell’emergenza. Nella catena di comunicazione (e di responsabilità) Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Protezione Civile – Sindaci – cittadini qualcosa non ha funzionato.

Tutto comincia con un comunicato di Gianluca Valensise (INGV), che tra l’altro dice

la scossa di M 3.3 delle 00:42 della notte scorsa segna un punto di svolta nella sequenza

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botta e risposta con Enzo Boschi su Twitter

Enzo Boschi

Enzo Boschi

Ho avuto su Twitter un rapido botta e risposta con Enzo Boschi, primo presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). L’Istituto nacque nel 1999 dalla confluenza di vari enti di ricerca. Dunque per certi aspetti la sua esperienza potrebbe essere un riferimento per la nascita di un Servizio Meteo Nazionale Distribuito, a partire dall’arcipelago dei servizi meteo in Italia.